Congregazione di Gesù e Maria · Dal 1643
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Preghiera e meditazione

Anno di San Giuseppe

Con la Lettera apostolica Patris Corde (con cuore di padre), Francesco ricorda il 150° anniversario della proclamazione di san Giuseppe come Patrono della Chiesa universale. In questa occasione, un « Anno speciale di San Giuseppe » si è svolto dall’8 dicembre 2020 all’8 dicembre 2021.

— Vatican News

Vi invitiamo a consultare le registrazioni e i testi che abbiamo preparato per questa occasione.

Registrazioni e testi

01 · Ave Joseph

San Giuseppe, sposo della Vergine Maria

Il 19 marzo celebreremo la solennità di san Giuseppe, con quello che potrebbe essere il sottotitolo di un libro: san Giuseppe, sposo della Vergine Maria. San Giovanni Eudes lo sottolinea due volte nella sua nota preghiera « Ave Joseph »: « Ti salutiamo, Giuseppe, degnissimo sposo della Vergine Madre » e « Benedetta sia Maria, tua sposa, che ti ha amato come sposo e come fratello ».

Di Jean-Michel Amouriaux, c.j.m.

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02

San Giuseppe, esempio di mitezza e pazienza

Come non collegarlo alle parole di suo Figlio, Gesù, nel Vangelo secondo san Matteo: « Venite a me, voi tutti che siete affaticati, perché sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro »? (Mt 11,28) Sono le stesse qualità lodate in Giuseppe: tale padre, tale figlio! Giuseppe, esempio di mitezza e specchio di umiltà; Gesù, mite e umile di cuore.

Di Jean-Michel Amouriaux, c.j.m.

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Jean-Michel Amouriaux accanto a una statua di san Giuseppe

03

San Giuseppe, specchio di obbedienza

Una delle grandi qualità di Giuseppe è stata la sua obbedienza. Spesso percepita oggi come un limite alla libertà personale, l’obbedienza ha risplenduto nella sua vita, come in quella di Maria e di Gesù. È una qualità da riscoprire, desiderare e vivere.

Di Jean Michel Amouriaux, c.j.m. ·

Ave Joseph

Approfittiamo di questo tempo per far conoscere questo aspetto della spiritualità di san Giovanni Eudes. Ecco un lavoro realizzato qui: il testo Ave Joseph in cinque lingue. San Giuseppe benedica questo lavoro e la nostra Congregazione.

Versione in 5 lingue
San Giuseppe con Gesù Bambino, dipinto di Guido Reni

04

San Giuseppe alla scuola di san Giovanni Eudes

San Giovanni Eudes è uno degli autori che hanno maggiormente sviluppato una dottrina spirituale su san Giuseppe. Quest’anno dedicato a san Giuseppe da papa Francesco ci offre l’opportunità di farla conoscere meglio e di beneficiare della ricchezza del suo insegnamento.

Di Jean-Michel Amouriaux, c.j.m. ·

San Giuseppe, dipinto di Guido Reni

05

San Giovanni Eudes e la devozione a san Giuseppe

Nella sua pietà e nel suo insegnamento, san Giovanni Eudes ci ha lasciato un tesoro spirituale che invita a crescere nell’amore verso san Giuseppe, a implorare la sua intercessione e a imitarne le virtù e lo slancio. Il saluto Ave Joseph, le litanie e le sue numerose preghiere sono ancora da riscoprire e approfondire.

Di François Thibodeau, c.j.m. ·

San Giuseppe, sposo della Vergine Maria

Il 19 marzo celebreremo la solennità di san Giuseppe, con quello che potrebbe essere il sottotitolo di un libro: san Giuseppe, sposo della Vergine Maria. È ciò che san Giovanni Eudes mette in risalto due volte nella sua preghiera «Ave Joseph», che conosciamo bene: «Ti salutiamo, Giuseppe, sposo degnissimo della Vergine Madre» e «Benedetta sia Maria, tua sposa, che ti ha amato come sposo e come fratello».

Come sappiamo, il rito del matrimonio ebraico si svolgeva in due tappe. Lo si vede nei testi:

In Lc 1, 26-27 si dice che la giovane di Nazaret era «promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe; la vergine si chiamava Maria». Maria e Giuseppe sono già impegnati l’uno verso l’altra; questo impegno non può essere sciolto senza un atto di ripudio, ma i fidanzati non vivono ancora sotto lo stesso tetto.

La seconda tappa del matrimonio è la celebrazione pubblica delle nozze, dalla quale comincia la vita comune. Immaginiamo la coppia sotto il baldacchino nuziale, benedetta sette volte dall’officiante, come la rappresentano alcune icone.

Gli interventi divini narrati nei vangeli —in san Luca per Maria e in san Matteo per Giuseppe— si svolgono tra le due tappe: «Prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo» (Mt 1, 18). È per passare alla seconda tappa che l’angelo incoraggia Giuseppe e gli rivela il progetto di Dio: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1, 20-21).

All’inizio c’è dunque un vero progetto di vita tra Maria e Giuseppe, ma Dio inserisce tra le due tappe la missione particolare di questa coppia: accoglieranno il Messia, il Figlio di Dio. Poiché la prima tappa costituisce già un impegno, c’è uno spazio sicuro per la sua venuta. Ma la realizzazione della seconda tappa sarà ben diversa: Maria e Giuseppe compiono una missione divina attraverso il loro amore, la loro coppia, la loro famiglia. Accolgono il Verbo incarnato.

La ricca espressione «prendere con sé», usata dall’angelo, significa molto più di un’accoglienza materiale: è ricevere con il cuore, con tutto il cuore, nel proprio cuore. Giuseppe riceve la missione di accogliere in casa Maria, sua sposa, di accogliere nella propria paternità il bambino che nascerà e di dargli il nome, che è una rivelazione della sua identità: Gesù, Dio salva.

San Giovanni Eudes amava celebrare la festa dello sposalizio di Maria e Giuseppe; ne scrisse la celebrazione, gli uffici e le litanie. Per lui è il momento preciso in cui il Figlio di Dio trova la propria dimora: nell’amore di Maria e Giuseppe, nella loro casa, nel loro cuore.

Il 19 marzo la Chiesa contempla questa relazione tra Maria e Giuseppe, questo amore che accoglie il Figlio di Dio. È un amore casto nel senso pieno della parola: la castità significa un’elevata qualità della relazione, senza controllo, senza prevaricazione, senza possesso; un amore che dà vita all’altro. Tutti i discepoli di Gesù sono chiamati a vivere questa qualità d’amore, ciascuno secondo il proprio stato di vita. Spesso si è confusa la castità con una serie di divieti. Quale malinteso! È il contrario: un amore intenso, vero, che considera sempre l’altro come una persona e mai come un oggetto. Papa Francesco ama parlare della rivoluzione della tenerezza, un’espressione che invita ad amare intensamente, a immagine dell’amore nella Santa Famiglia, come veicolo necessario dell’annuncio del Vangelo.

Questo amore di Maria e Giuseppe ha la particolarità di essere un amore verginale. Il suo significato non è una restrizione. Maria e Giuseppe hanno conosciuto il più grande amore e la più grande comunione possibili nella relazione con il loro figlio, Gesù, il Figlio di Dio. Questa relazione ha colmato il loro essere e tutti i loro desideri, del cuore e dell’affettività. Nulla è più alto per Maria della maternità divina; nulla è più grande per Giuseppe del compimento della propria missione di padre del Messia. Come scrisse san Giovanni Paolo II nell’esortazione apostolica Redemptoris custos, 19: «Non si deve forse pensare che l’amore di Dio, riversato nel cuore dell’uomo per mezzo dello Spirito Santo (cf. Rm 5, 5), plasmi nel modo più perfetto ogni amore umano? (…) La profondità di questa intimità, l’intensità spirituale dell’unione e del contatto tra persone —dell’uomo e della donna— provengono in definitiva dallo Spirito, che dà la vita (cf. Gv 6, 63). Giuseppe, obbediente allo Spirito, ritrovò proprio in lui la fonte dell’amore, del suo amore sponsale di uomo, e questo amore fu più grande di quanto l’uomo giusto potesse attendersi secondo la misura del suo cuore umano».

Questo 19 marzo, ...

Jean Michel Amouriaux, c.j.m.

19 marzo 2021

San Giuseppe, specchio di obbedienza

Una delle grandi qualità di Giuseppe fu la sua obbedienza. È una parola non facile da usare oggi, perché l’obbedienza viene subito percepita come una limitazione della libertà personale. Eppure l’obbedienza risplendette nella vita di Giuseppe, come nella vita di Maria e di Gesù; è una parola da riscoprire e, più ancora di una parola, una qualità da desiderare e da vivere.

L’obbedienza di Giuseppe è visibile nei vangeli dell’infanzia di san Matteo e san Luca. San Luca insiste su un aspetto dell’obbedienza di Giuseppe e Maria: formano una coppia che osserva le usanze religiose, rispetta la Legge di Dio e si preoccupa di seguire le prescrizioni sviluppate nel giudaismo, come la circoncisione di Gesù, la purificazione di Maria, la presentazione al Tempio, il pellegrinaggio a Gerusalemme. Hanno riconosciuto ciò che era giusto e buono come proveniente da Dio e vi si conformano. La loro obbedienza si definisce attraverso la loro fedeltà.

Soffermiamoci un po’ di più su ciò che ci dice san Matteo. Nei primi due capitoli del suo vangelo si parla quattro volte di un sogno di Giuseppe. Quattro volte Giuseppe ha accolto le parole dell’inviato di Dio e ha risposto senza indugio, agendo di conseguenza. Così, quando vede che la sua sposa è incinta e decide di porre fine a questa prima tappa del matrimonio, sente la voce dell’angelo che gli indica di non temere, ma di proseguire il progetto di matrimonio, perché il bambino generato viene dallo Spirito di Dio. L’inviato di Dio non gli dice «devi», ma «non temere». È interessante: l’angelo parte dal sentimento che abita il cuore di Giuseppe per condurlo a un altro atteggiamento, la fiducia. Come dice papa Francesco: «Grazie all’obbedienza, Giuseppe supera il suo dramma e salva Maria». Giuseppe ha ascoltato, ha accolto un altro modo di comprendere ciò che avveniva nella sua vita e ha dato il proprio assenso. Ecco il cammino dell’obbedienza in un cuore umano.

Vediamo l’obbedienza di Giuseppe anche nella partenza della Santa Famiglia per l’Egitto e nel suo ritorno. Nei suoi sogni, Giuseppe percepisce la voce dell’angelo e la segue. Sembra abituato a sentire questa voce e a seguirla. Alcuni diranno che fu davvero fortunato a ricevere simili visite di un angelo! Ma che cosa avviene in realtà? Nel segreto del cuore, diremmo della coscienza, Giuseppe percepisce una mozione interiore e riconosce che viene da Dio. Se si parla di sogno e non di visione, è proprio per insistere sul carattere interiore di ciò che gli accade. Come dice Giovanni Eudes: «Ti salutiamo, Giuseppe, fedele al silenzio interiore». Giuseppe non è preoccupato da mille cose; rimane in quella pace dell’anima che gli permette di accogliere gli avvenimenti e le mozioni interiori dello Spirito di Dio. La sua obbedienza è diventata una disposizione interiore, senza mostrare agitazione neppure negli avvenimenti drammatici. Gli dà una forma di sicurezza, fino a prendere il bambino e sua madre, in piena notte, per fuggire un pericolo che si avvicina o per ritornare a casa.

Qui interviene il quarto sogno di Giuseppe, con questa precisazione del vangelo: «Ebbe paura di andare in Giudea. Avvertito in sogno, si ritirò in Galilea». Qui la paura ha preceduto il sogno, per dirci che senza questo ascolto interiore, anche se l’intuizione è giusta, non c’è pace, ma paura. Giuseppe ascolta una parola che lo raggiunge nella sua paura, segue ciò che ha percepito e si ritira allora a Nazaret, nella pace.

L’obbedienza è un ascolto interiore. Conosciamo l’immagine di Giuseppe che dorme, una statua che papa Francesco apprezza. È un modo per esprimere l’importanza dell’ascolto interiore. Certamente, se ci prendessimo più tempo per ascoltare ciò che avviene nel nostro cuore, potremmo percepire meglio come condurre la nostra vita. Questo presuppone l’altro atteggiamento che Giovanni Eudes sottolinea nella stessa salutazione: l’umiltà. È una condizione preliminare: riconoscersi umili davanti alla realtà da vivere e attendere una luce che non possediamo. La preghiera è questo ascolto; è il vero momento dell’obbedienza, a immagine di san Giuseppe. ...

Jean Michel Amouriaux, c.j.m.

18 giugno 2021

Che cosa dice san Giovanni Eudes a proposito di san Giuseppe?

San Giovanni Eudes è uno degli autori che più hanno sviluppato una dottrina spirituale su san Giuseppe, e questo anno dedicato a san Giuseppe da papa Francesco ci offre l’opportunità di farlo conoscere meglio, per beneficiare della ricchezza del suo insegnamento. San Giovanni Eudes ci apre nuovi orizzonti, in particolare su due punti:

1) Comprendere meglio il significato dell’incarnazione: quando diciamo che Gesù è la Parola di Dio fatta carne, egli è venuto a condividere la nostra condizione umana.
2) Percepire più profondamente la relazione che egli ebbe con la Vergine Maria e quella che noi possiamo avere con lei. In entrambi i casi, Giuseppe è un testimone privilegiato per illuminare la nostra vita.

Nel XVII secolo, il secolo di Giovanni Eudes (1601-1680), san Giuseppe viene in un certo senso riscoperto. Tutti i predicatori e i maestri spirituali propongono uno stesso cammino di fede: conoscere meglio la vita di Gesù di Nazaret per scoprire il volto di Dio, poiché la porta per andare verso Dio è la vita storica di Gesù. Tutto ciò che permette di conoscere meglio questa vita ci apre alla conoscenza di Dio. Così, la sua infanzia ci svela il volto di Dio, e ciò riguarda Giuseppe, di cui i vangeli parlano proprio in relazione alla nascita e all’infanzia di Cristo.

Nel 1621, per decisione di papa Gregorio XV, la festa di san Giuseppe diventa obbligatoria. Da allora non si contano più i luoghi dedicati a san Giuseppe o alla Santa Famiglia, come la stessa Congregazione degli Eudisti il 22 gennaio 1644, pochi mesi dopo la sua fondazione.

I primi biografi di san Giovanni Eudes riferiscono che era «molto affezionato» a san Giuseppe, sia per tutto ciò che percepiva in Giuseppe il Giusto, nelle sue qualità e nei suoi atteggiamenti, sia perché aveva sperimentato che l’intercessione del custode della Santa Famiglia era reale e potente. Il gesuita Jean-Joseph Surin, una grande figura della stessa epoca, scrisse in una lettera che «san Giuseppe era diventato il patrono di tutte le grandi anime di questo secolo». Giovanni Eudes trovò particolarmente in san Giuseppe un modello di relazione con la Vergine Maria; vi ritorneremo.

Soffermiamoci su un punto: perché rivolgersi ai santi? Come si dice, è meglio rivolgersi a Dio che ai suoi santi. Non è questo ciò che ci dice Giovanni Eudes! Per lui è evidente che la Chiesa è un corpo composto da un numero incalcolabile di membra, i discepoli. Tutti sono uniti a Gesù e tra loro, e lo stesso Spirito anima l’insieme. Tra queste membra ci siamo noi che viviamo sulla terra e tutti coloro che ci hanno preceduti, in particolare i santi. Possiamo entrare in relazione con loro, come scrive Giovanni Eudes nel suo primo grande libro, La vita e il regno di Gesù nelle anime cristiane: dobbiamo adorare Gesù in loro, egli è tutto in loro, e li ringraziamo per tutto l’onore e l’amore che hanno dato a Gesù. Chiediamo loro di renderci partecipi di quello stesso amore, di tutto ciò che ha animato la loro vita. Senza questa visione, si rimane a una devozione superficiale.

Per l’importanza della vita di Gesù, Giovanni Eudes insiste affinché i discepoli di Gesù abbiano una relazione viva con —cito— «i santi e le sante che hanno conversato con Nostro Signore sulla terra» (OC I, 345). In altre parole, coloro che hanno visto e udito Gesù, come dice san Giovanni, coloro che hanno toccato il Verbo della Vita. E tra loro, Maria e Giuseppe in primo luogo.

Ascoltiamo e preghiamo la salutazione composta da Giovanni Eudes; parla da sé:

Ti saluto, Giuseppe, immagine di Dio Padre
Ti saluto, Giuseppe, padre di Dio Figlio
Ti saluto, Giuseppe, santuario dello Spirito Santo
Ti saluto, Giuseppe, amato dalla Santissima Trinità
Ti saluto, Giuseppe, sposo degnissimo della Vergine Madre
Ti saluto, Giuseppe, padre di tutti i fedeli
Ti saluto, Giuseppe, fedele osservatore del sacro silenzio
Ti saluto, Giuseppe, amante della santa povertà
Ti saluto, Giuseppe, modello di dolcezza e pazienza
Ti saluto, Giuseppe, specchio di umiltà e obbedienza
Tu sei benedetto fra tutti gli uomini
E benedetti siano i tuoi occhi, che hanno visto ciò che hai visto
E benedette siano le tue orecchie, che hanno udito ciò che hai udito
E benedette siano le tue mani, che hanno toccato il Verbo fatto carne
E benedette siano le tue braccia, che hanno portato Colui che porta ogni cosa
E benedetto sia il tuo cuore, ardente per lui del più fervente amore
E benedetto sia il Padre Eterno, che ti ha scelto
E benedetto sia il Figlio, che ti ha amato
E benedetto sia lo Spirito Santo, che ti ha santificato
E benedetta sia Maria, tua sposa, che ti ha amato come sposo e come fratello
E benedetti siano in eterno tutti coloro che ti amano e ti benedicono.

Jean-Michel Amouriaux, c.j.m.

19 gennaio 2021

San Giovanni Eudes e la devozione a san Giuseppe

Dall’8 dicembre 2020 all’8 dicembre 2021 si celebra l’Anno di San Giuseppe, secondo il desiderio di papa Francesco. La sua lettera apostolica, intitolata Patris Corde, ha lo scopo di accrescere l’amore per questo grande santo, spingerci a implorare la sua intercessione e incoraggiarci a imitarne le virtù e lo slancio. «La grandezza di san Giuseppe —scrive— consiste nel fatto che fu lo sposo di Maria e il padre adottivo di Gesù». Per questo il papa ce lo presenta volentieri come un padre amato, un padre nella tenerezza, un padre nell’obbedienza, un padre nell’accoglienza, un padre dal coraggio creativo, un padre lavoratore e un padre nell’ombra.

È una gioia che, nella sua pietà e nel suo insegnamento, san Giovanni Eudes ci abbia lasciato un «tesoro» spirituale che ci invita anch’esso «a far crescere l’amore verso questo santo, a implorare la sua intercessione e a imitarne le virtù e lo slancio». La Salutazione a San Giuseppe, le litanie e le molteplici orazioni che ci ha insegnato sono ancora da riscoprire e approfondire.

È molto interessante trovare su Internet diversi articoli che fanno riferimento alla Salutazione a San Giuseppe composta da san Giovanni Eudes. Grazie però al lavoro minuzioso di padre Jean-Rémi Côté, abbiamo accesso alla Biblioteca Eudista Virtuale, dove possiamo trovare il notevole studio del nostro confratello Charles Plomet, pubblicato a Montréal nel 1982 nei Cahiers de Joséphologie. Siamo eredi e custodi di tesori troppo spesso relegati nell’oblio. Lo sguardo ammirato del nostro fondatore sulle splendide realtà rivelate dalla persona e dal ruolo unico di san Giuseppe può accompagnarci non soltanto durante quest’anno, ma per tutta la vita.
San Giovanni Eudes lascia traboccare la gioia del suo cuore, la sua lode e il suo amore contemplando questo «mistero» di Giuseppe dentro quello di Gesù e Maria. Riprendendo alcuni paragrafi dello studio di padre Plomet, possiamo «benedire» il Signore per averci dato un confratello che ha accolto così pienamente questa meravigliosa spiritualità. Le righe seguenti sono tratte principalmente da quello studio.

La salutazione «Ave Joseph»

Con le sue dodici salutazioni e dodici benedizioni, questa preghiera ha un sapore biblico. San Giuseppe è onorato per le sue relazioni privilegiate con le tre Persone divine: riflette nel tempo il Padre eterno; è il padre legale del Figlio, che ama, nutre e protegge; lo Spirito Santo fa di lui e della sua casa un luogo sacro che racchiude un tesoro.

Uomo giusto, Giuseppe non cessa di cooperare nel mistero della salvezza: è un collaboratore nella fede, capo della Santa Famiglia, sposo della Vergine Maria e protettore dell’intera assemblea dei credenti, in particolare degli uomini e delle donne consacrati a Dio. San Giovanni Eudes loda il silenzio e la povertà di Giuseppe. Anche di fronte alle azioni inattese e mirabili di Dio, Giuseppe è «silenzioso»: non parla. Giovanni Eudes mette in luce le qualità che contempla nel cuore di Gesù e Maria: dolcezza, pazienza, umiltà e obbedienza. San Giuseppe le riflette; la sua condotta personale ce le propone come esempio. Nel 1956 padre Émile Legault, c.s.c., intitolò persino «Il grande attento» la sua indimenticabile rappresentazione popolare in onore di san Giuseppe.

Per il loro legame con l’infanzia di Gesù, seguendo i mistici del suo tempo, soprattutto san Bernardino da Siena e san Francesco di Sales, san Giovanni Eudes benedice Dio con una tenerezza piena di meraviglia per tutto l’essere di san Giuseppe.

«Immagine di Dio Padre, padre adottivo di Dio Figlio, tempio dello Spirito Santo», Giuseppe è amato dalla Santissima Trinità. Collaboratore fedele nel disegno di Dio, sposo degnissimo della Vergine Maria, Giuseppe è padre di tutti i fedeli, custode delle vergini consacrate a Dio, fedele al silenzio interiore, amico della santa povertà, esempio di dolcezza e pazienza, e l’uomo benedetto fra tutti gli uomini.

San Giovanni Eudes non esita a benedire Dio per tutto ciò che gli occhi di Giuseppe hanno visto, per tutto ciò che le sue orecchie hanno udito, per le sue mani che hanno toccato il Verbo incarnato, per le sue braccia che hanno portato Colui che sostiene il mondo, per il suo petto sul quale il Figlio di Dio ha riposato e per il suo cuore ardente d’amore per lui. A immagine della Trinità celeste del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, san Giovanni Eudes ricorda la «Trinità terrena» formata dalla comunità di Maria, Gesù e Giuseppe: benedice il Padre eterno che lo ha scelto, il Figlio che lo ha amato e lo Spirito Santo che lo ha santificato. Saluta Maria, sua sposa, che lo ha amato come sposo e come fratello, l’angelo che lo ha protetto e tutti coloro che lo benedicono e lo amano.

Le litanie

San Giovanni Eudes scrisse diverse preghiere in latino sotto forma di litanie. Come le vetrate delle chiese e delle cattedrali, queste litanie offrono una lettura della storia sacra, un riflesso della rivelazione biblica. Era un modo sapiente di evangelizzare il Popolo di Dio, che non conosceva le traduzioni bibliche nelle proprie lingue né i vantaggi di Internet e dei social media. In questo modo raggiungeva migliaia e migliaia di persone povere o che non sapevano leggere e non avevano accesso alle pubblicazioni. San Giovanni Eudes riprende titoli della salutazione Ave Joseph, ne aggiunge altri e li esamina più in dettaglio. Li trae soprattutto dai racconti dell’infanzia di Cristo e inventa metafore poetiche per esprimere le virtù del santo e affidare alla sua protezione diversi gruppi di persone: i poveri, gli afflitti, i lavoratori, i pellegrini, i sacerdoti e i fedeli.

I Santi Cuori

Sarebbe stato sorprendente se san Giovanni Eudes —dichiarato dalla Chiesa «padre, dottore e apostolo della devozione liturgica ai santi cuori di Gesù e Maria»— non avesse associato san Giuseppe a questa devozione. Come aveva adorato Gesù regnante nel Cuore di Maria, nel 1652 san Giovanni Eudes modificò l’antifona del mattutino proposta alla diocesi di Parigi per la festa di san Giuseppe con queste parole: «Venite, adoriamo Gesù regnante nel Cuore di Giuseppe». Per san Giovanni Eudes, Giuseppe non può essere separato da Gesù e Maria. Rivolge a san Giuseppe un’attenzione devota e rispettosa, anzitutto come al santo prediletto del Cuore di Maria. Ella nutriva per lui i sentimenti più delicati; insieme vissero ore difficili, ma anche gioie uniche. La presenza di Gesù trasformava sempre più i loro cuori e, con Colui che è la fonte di ogni Amore, non formavano più che un solo Cuore.

San Giovanni Eudes prega così san Giuseppe: «O grande Santo, ti offriamo i nostri cuori; uniscili al tuo e a quello di Gesù e Maria, pregandoli di fare in modo che questa unione sia inviolabile ed eterna».

San Giovanni Eudes non compose un trattato sulla devozione a san Giuseppe. Meditando, vivendo e predicando il mistero di Gesù Cristo che forma il suo corpo mistico, vi scopre Gesù e i santi in Gesù. Il posto privilegiato occupato dalla Santissima Vergine fra loro lo porta a distinguere accanto a lei il suo sposo Giuseppe. Il ruolo di questo Giusto nei confronti di Maria e di Gesù bambino, nel disegno della Santissima Trinità, è infatti fondamentale: servo fedele e prudente che Dio ha costituito padrone della sua casa, padre nutrizio del suo Figlio, aiutante fedelissimo e grande consigliere su questa terra. «O beato Giuseppe e tutti i Santi di Gesù, specialmente gli amati del Cuore di Gesù e Maria, amate Gesù e Maria per me e pregateli di rendermi secondo il loro Cuore, di annoverarmi tra i figli del loro Cuore e di associarmi all’amore che portate loro eternamente».

+ François Thibodeau, c.j.m.
13 dicembre 2020